Emozioni e comunicazione: Approfondimento e riflessione sul ruolo guida delle emozioni nelle relazioni

Comunicazione
settembre 13, 2017

Quante volte non ci sentiamo compresi dagli altri e quante volte ci arrabbiamo  o siamo dispiaciuti per questo stesso motivo. In questi casi spesso capita di rimuginare sulla questione, amplificando di conseguenza i vissuti negativi.

Le emozioni, soprattutto quelle negative, vengono viste spesso come fattore di turbamento e come componente volubile e irrazionale dell’ individuo. Capire il ruolo fondamentale che svolgono le emozioni, può aiutare a concepirle come risorsa da sfruttare per ottenere una comunicazione più efficace.

Le emozioni sono potenti mezzi di comunicazione, sia interna all’individuo, sia esterna: si esprimono infatti con un’ espressione facciale e specifiche posture corporee.

L’ espressione delle emozioni serve per comunicare agli altri le nostre intenzioni.

Ekman (Ekman, 1992) individua sei emozioni fondamentali: felicità, sorpresa, tristezza, rabbia, paura e disgusto. Ogni emozione riveste una funzione adattiva e un significato relazionale.

La gioia serve a comunicare uno stato di benessere e una predisposizione all’interazione.

La sorpresa comunica che ci troviamo di fronte a qualcosa di inaspettato o qualcosa che non comprendiamo nell’immediato, siamo perciò impreparati all’azione e potremmo aver bisogno di più informazioni per decodificare la situazione-stimolo.

La tristezza comunica uno stato di disagio, è di solito accompagnata da inattività e ritiro sociale  e sollecita nell’altro comportamenti di accudimento. Può anche comunicare uno stato di sottomissione in quanto riduce il potere di minaccia sull’altro.

La rabbia è la reazione ad una situazione percepita come pericolosa o stressante, per cui si rende necessario mettere paura all’altro per allontanarlo, creando così una distanza dalla fonte di stress. La rabbia serve anche per intimidire e dominare. In entrambi i casi serve per controllare l’altro.

La paura serve per attivarsi di fronte ad un pericolo e predisporre l’individuo all’azione. È una condizione instabile in cui si è attivati ma non è chiara la direzione del comportamento, che può essere di fuga, di attacco o di freezing.

Il disgusto segnala una situazione potenzialmente nociva, permettendo di evitarla.

Ortiz considera gli assiomi della comunicazione, individuati da Watzlawick, come derivati dalla struttura emotiva umana.

Secondo il primo assioma della comunicazione “non si può non comunicare” ovvero non si può non risuonare emotivamente. Di fatto non esiste un comportamento che non comunichi qualcosa, così come ogni comportamento sottende un’emozione di base. La persona che è seduta accanto a noi in treno e tiene lo sguardo fisso sul cellulare, pur in assenza di un messaggio o di una espressione emotiva esplicita, sta comunicando che non è interessata ad uno scambio verbale. L’espressione facciale di una persona comunica di solito all’ interlocutore il suo stato emotivo. Non sempre la comunicazione verbale è congruente con quella non verbale, questo può accadere anche a causa di una mancanza di consapevolezza da parte dell’emittente del proprio vissuto emotivo e può generare confusione nel ricevente.

Il secondo assioma prevede che ogni comunicazione abbia un aspetto di contenuto ed un aspetto relazionale e che il secondo classifichi il primo, è perciò il clima emotivo a definire il contesto e fornire un senso al contenuto. “È tardi, non credi che dovresti andare?” questa semplice frase presuppone un clima emotivo completamente diverso se la immaginiamo pronunciata da una madre che parla con il figlio in ritardo per la scuola, o da una moglie che ha appena litigato col marito.

Il terzo assioma asserisce che la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti, cioè dipende dalle emozioni reciproche che la configurano e che la sostengono. Ogni persona tende ad interpretare una situazione in modo coerente con il proprio pensiero e le proprie azioni, considerando solo ciò che conferma la propria interpretazione e ignorando ciò che la contraddice. Per modificare la punteggiatura occorre una comprensione reciproca del vissuto emotivo dell’altro.

In base al quarto assioma gli esseri umani comunicano in un continuum che va dal  verbale al non verbale, questo può comportare malintesi, e in casi estremi patologie, poiché le persone, usando entrambi i sistemi, li traducono costantemente l’uno nell’altro. Maggiore è il livello di consapevolezza emotiva, minore sarà la discrepanza tra i due linguaggi e minori i fraintendimenti da essa derivanti.

Il quinto assioma afferma che tutte le interazioni sono simmetriche o complementari e si definiscono in base all’accoppiamento emotivo dei partecipanti, che può essere di sottomissione e dominanza o di affetto e indifferenza. Mentre nei rapporti simmetrici il comportamento e le emozioni di una persona generano nell’interlocutore comportamenti ed emozioni simili, che tendono alla concorrenza, nelle interazioni complementari, comportamenti ed emozioni sono di segno contrario e si compensano. Non sussiste una tipologia di accoppiamento relazionale ed emotivo che sia migliore o peggiore. Nei rapporti simmetrici nessuno cede, mentre nei rapporti complementari è sempre il solito che cede, possiamo perciò definire ottimale un equilibrio dinamico tra interazioni simmetriche e complementari.

 

Bibliografia

Ekman P. Are there basic emotions? Psychological Review, 1992; 99(3), 550-553.

Ortiz EL. Cinque assiomi dell’emozione umana: una chiave emotiva per la terapia familiare. Ecologia della mente 2016; 2: 218-232.

Watzlavick P, Beavin JH, Jackson DD. Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi. Roma: Astrolabio, 1971.

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