Attaccamento e relazioni : l’influenza dei legami primari.

Relazioni
settembre 20, 2017

Il termine attaccamento si riferisce ad un sistema comportamentale alla base dei legami affettivi, che porta gli individui a cercare relazioni privilegiate con persone specifiche a partire dalla prima infanzia e durante tutto l’arco di vita. Secondo la teoria dell’attaccamento la qualità delle relazioni primarie influisce sulla formazione della personalità e sulle relazioni successive. La funzione primaria del legame di attaccamento consiste nel fornire un accudimento che possa trasmettere un senso di protezione e sicurezza.
Bowlby, studiando la natura del legame primario della diade madre-bambino, ha individuato degli stili relazionali che si delineano in un continuum ai cui estremi si collocano pattern di attaccamento sicuro, in cui prevalgono il senso di protezione e sicurezza, o insicuro, in cui prevalgono il senso di insicurezza e la mancanza di protezione. La qualità delle cure erogate fornisce al bambino quella “base sicura” che gli permetterà di allontanarsi dalle figure genitoriali per fare esperienza del mondo in una sempre maggiore autonomia.
Byng-Hall parla di “base familiare sicura” definendola come una “rete affidabile di cura che garantisce a ogni suo componente, di qualsiasi età, un senso di sicurezza sufficiente a consentirgli di esplorare l’ignoto e di evolvere. I familiari sanno che “la famiglia” sarà lì presente per loro, se e quando ne avranno bisogno”.
Chiariamo con alcuni esempi che rappresentano comportamenti di attaccamento, situabili ai margini estremi del continuum di attaccamento sicuro e insicuro, riscontrabili in bambini tra uno e due anni.
Andrea si trova ai giardini con i genitori, il piccolo si allontana essendo curioso di esplorare l’ambiente, ma cade a terra e perciò torna dalla madre e dal padre piangendo per farsi consolare, non appena si è calmato torna a giocare. In questo caso il legame di attaccamento sicuro con la madre ha permesso ad Andrea di allontanarsi dalla “base sicura”, quando ha avvertito dolore e si è spaventato, è tornato dai genitori che hanno fornito l’accudimento necessario per rassicurarlo.
Mario invece, una volta arrivato ai giardini, non si allontana dai genitori, ne richiede spesso il contatto fisico e se si allontanano protesta piangendo. In questo caso possiamo notare che Mario non ha sviluppato quel senso di sicurezza che gli consente di esplorare l’ambiente, sperimenta perciò uno stato di costante allerta, temendo di trovarsi in situazioni di pericolo in cui non ha la certezza di ricevere aiuto. Questo tipo di interazione evidenzia una situazione di attaccamento definito insicuro-ambivalente.
Dario non ha problemi ad allontanarsi dalle figure genitoriali, quando si fa male non ne ricerca la vicinanza e quando il genitore lo avvicina mostra per lo più indifferenza. Questo stile di attaccamento è definito insicuro-evitante, il bambino non ha fiducia nel fatto che il genitore risponderà al suo bisogno di cura e si aspetta di essere rifiutato.
Un ulteriore modello di attaccamento, definito disorganizzato, può essere ricondotto al comportamento di bambini che sembrano disorientati e presentano una versione disorganizzata di uno dei tre schemi tipici di attaccamento, si tratta spesso di casi maltrattamento, abuso o trascuratezza.
I pattern di attaccamento generano quelli che Bowlby chiama “modelli operativi interni”, ovvero schemi che influenzano i sentimenti verso se stessi e verso gli altri, indirizzando il proprio comportamento e le aspettative sul modo in cui si verrà trattati dalle altre persone.
Questi modelli sono persistenti e, operando a livello inconscio, vanno a costituire la personalità e le modalità relazionali che gli individui adotteranno nelle successive interazioni.
Secondo la teoria dell’attaccamento, i bambini citati negli esempi precedenti, una volta cresciuti, sperimenteranno nelle relazioni situazioni e stati d’animo simili a quelli provati durante l’infanzia, sviluppando con il loro partner un attaccamento sicuro, ambivalente, evitante o disorganizzato. Nel momento in cui la coppia deciderà di avere dei figli, i modelli operativi interni andranno ad influire sulle modalità di accudimento, portando avanti la trasmissione intergenerazionale dei modelli di attaccamento.
Secondo Byng-Hall l’attaccamento familiare sicuro permette di far fronte comune ai problemi, attivando le risorse personali e sperimentando soluzioni nuove. Una condizione di attaccamento insicuro, invece, porta la famiglia a ripetere le medesime sequenze comportamentali, anche se disfunzionali. L’autore utilizza la metafora dello “script” per riferirsi a tali modalità ripetitive e sottolinea come, in situazioni di scarsa sicurezza, non vi siano possibilità di sperimentare modalità alternative e come questo comporti il mantenersi di dinamiche disfunzionali. Gli “script intergenerazionali” si verificano nelle interazioni fra le generazioni attuali, mentre gli “script transgenerazionali” riguardano la trasmissione di pattern provenienti dalle generazioni precedenti in quella attuale; questi ultimi possono essere di tipo ripetitivo, se costituiscono una mera riproposizione dello stile di interazione della generazione precedente, o di tipo correttivo, se vi è il tentativo di mettere in atto soluzioni alternative che siano il contrario di quelle proposte dalla generazione precedente. In ogni caso la famiglia si trova in una situazione di stallo.
Come abbiamo visto i modelli di attaccamento rappresentano degli schemi cognitivi e relazionali persistenti che operano a livello inconscio, nel caso in cui comportino sofferenza è importante riconoscerli in modo che ne possa essere elaborato il significato a livello personale, relazionale e intergenerazionale.
Una terapia può aiutare a sperimentare una situazione di attaccamento sicuro a partire dalla quale è possibile intraprendere un percorso di autonomia. Il terapeuta sostiene la persona nel riconoscimento e nell’esplorazione dei vissuti dolorosi, degli stili relazionali disfunzionali passati e attuali e delle tendenze inconsce che lo portano a ripetere esperienze infelici e dolorose.
In questa ottica il ruolo del terapeuta è paragonabile a quello di un genitore che fornisce una base sicura da cui poter partire per esplorare il mondo in autonomia, con la consapevolezza che in caso di una caduta è possibile contare sulle proprie risorse per rialzarsi.

Bibliografia

Bowlby J. Una base sicura. Milano: Raffaello Cortina Editore, 1989.
Parkes C. M., Stevenson-Hinde J., Marris P. L’attaccamento nel ciclo di vita. Roma:Il Pensiero Scientifico Editore, 1995.
Byng-Hall J. Le trame della famiglia. Attaccamento sicuro e cambiamento sistemico. Milano: Raffaello Cortina Editore, 1998.