Hikikomori e ritiro sociale: quando la paura prevale sul coraggio.

Adolescenza
settembre 27, 2017

Hikikomori è una parola giapponese che significa isolarsi, questo termine è riferito alla condizione di adolescenti o giovani adulti che si ritirano dalle attività sociali e smettono di frequentare la scuola o il lavoro. Il fenomeno è stato documentato per la prima volta in Giappone ma i dati recenti confermano una diffusione anche negli Stati Uniti e in Europa.
Questi ragazzi passano la maggior parte del tempo su internet, chiusi nelle proprie camere, spesso si rifiutano di parlare anche con la propria famiglia e con gli amici, mantenendo relazioni personali solo attraverso la rete.
Alcuni ricercatori ( Heinze e Thomas, 2014 ) individuano due tipologie di ritiro sociale, una in cui i giovani non lasciano la propria camera e non parlano con i genitori ed un’altra in cui viene mantenuta una forma di dialogo con la famiglia e la persona può occasionalmente uscire fuori di casa. Le ricerche attuali mostrano come il ritiro sociale sia spesso collegato ad una strategia di evitamento, messa in atto per far fronte a problematiche personali e situazioni di difficoltà.
Sembra che gli hikikomori siano incapaci o si rifiutino di chiedere aiuto, e che percependo uno stato emotivo di disagio e paura individuino come unica soluzione la fuga nell’ ambiente domestico. I ragazzi possono affermare di sentirsi bene e di non sentire l’esigenza di cambiare il loro stile di vita, dal loro punto di vista la situazione di autoreclusione gli consente di vivere in tranquillità, allontanando quel senso di malessere che percepiscono nel confronto con il mondo, come se non ci fosse modo di gestire la paura che questo confronto può generare.

Se da un lato i ragazzi si sentono rassicurati e provano un certo sollievo, dall’altro la preoccupazione delle famiglie aumenta progressivamente, una volta riconosciuta la gravità della situazione. I genitori spesso non riescono a convincere il figlio a riprendere le normali attività e in alcuni casi diventa difficile mantenere una forma di dialogo, facendo sperimentare loro un forte senso di impotenza.
I genitori tendono spesso a sviluppare un atteggiamento iperprotettivo, per paura di non essere in grado di gestire la situazione e turbare ulteriormente il figlio, ma questo va a colludere con il comportamento del figlio, che potrebbe percepirlo come una conferma implicita dei suoi meccanismi di difesa. Si crea così un circolo vizioso tra paura e senso di impotenza, in cui più il figlio è spaventato e si chiude nel suo mondo, più i genitori si sentono impotenti.

In questi casi può essere utile intraprendere un percorso psicoterapico per individuare le motivazioni che hanno portato al ritiro sociale e portare la famiglia a comprendere le motivazioni profonde che mantengono tale circolo vizioso, mettendola nella condizione di trovare il coraggio per scoprire un nuovo modo di gestire la paura.

 

Bibliografia

Bynner J, Parsons S. Social exclusion and the transition from school to work: The case of young people not in education, employment, or training (NEET). Journal of Vocational Behavior 2002; 60, 289–309.

Heinze U, Thomas P. Self and salvation: Visions of hikikomori in Japanese manga. Journal of the German Institute for Japanese Studies Tokyo 2014; 26, 151–169.

Li T. MH, Wong P. WC. Youth social withdrawal behavior ( hikikomori ): A systematic review of qualitative and quantitative studies. Australian & New Zeland Journal of Psychiatry. 2015; Vol 49, Issue 7.